Libertà

gabbiano

Venne da me
che eravamo entrambi uccelli.
Io una rondine
e lui un gabbiano.
Amanti del sole
in egual misura.

Lui aveva bisogno
di una baia,
dove poter sentire
l’odore del mare
e seguire i percorsi
già battuti dagli altri.

Mi guidò verso il suo rifugio, tra le rocce,
e restammo a osservare sobrie conchiglie
che rimanevano sulla sabbia, dopo le maree,
e le pagliuzze dorate di canne palustri
che convergevano in punti precisi,
ammassandosi.

Io andavo e venivo,
tornando, ogni volta, al mio nido sicuro.
Lui si librava nell’aria
e si tuffava nell’onde.

Continuai a tornare da lui,
ogni giorno.
Lo vedevo onorare la luna, ogni notte
e il sopraffare del sole, al mattino.

Poi io volai via, per l’ultima volta,
fino a diventare uno scintillio lontano.
Non ero più rondine,
ma una luminosa stella
che lo guardava vivere
con il suo amato mare.

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